Bullismo scolastico Corea: tolleranza zero esplodono cause
In Corea il bullismo scolastico costa l'università. Effetto collaterale: esplodono le querele tra studenti. Scopri perché il sistema è in crisi.
Fino a pochi anni fa, nella maggior parte dei casi, episodi di bullismo scolastico in Corea del Sud venivano liquidati come “ragazzate” o semplici litigi tra studenti. Oggi quell’atteggiamento appartiene al passato. La società sudcoreana ha subito una vera e propria svolta culturale: chiunque venga accusato di aver vessato compagni a scuola – siano essi studenti comuni, celebrità, atleti o figli di personaggi pubblici – rischia di vedere la propria carriera e reputazione distrutte nel giro di poche ore.
L’opinione pubblica non perdona più. E le autorità educative, spinte da clamorosi casi mediatici, hanno risposto con una stretta normativa senza precedenti.
Dalle scuole agli uffici regionali: accentramento per maggiore rigore
Il momento di svolta è stato il 2019, con la revisione della legge sulla prevenzione della violenza scolastica. Dal 2020, la responsabilità di gestire i casi non è più affidata ai singoli istituti, ma a comitati specializzati degli uffici educativi distrettuali. L’obiettivo era aumentare l’expertise e garantire sanzioni più omogenee ed efficaci.
Ma il vero terremoto è arrivato con un caso che ha scosso l’élite coreana: il figlio di un alto funzionario di polizia era stato accettato all’Università Nazionale di Seoul (la “Harvard coreana”) nonostante avesse dovuto cambiare scuola per aver bullizzato un compagno. La scoperta ha innescato una reazione a catena.
Nell’aprile 2023, il Ministero dell’Istruzione ha annunciato che le fedine scolastiche con episodi di bullismo sarebbero state incluse nei processi di ammissione all’università. Già dal 2025, 147 atenei, inclusa la SNU, hanno adottato volontariamente la misura. E dall’anno accademico 2026, tutte le università coreane sono obbligate a richiedere la fedina scolastica per ogni canale di ammissione, inclusi i test standardizzati (CSAT), i portfolio e le prove pratiche. Persino le scuole superiori scientifiche e specialistiche tengono ora conto di questi precedenti.
Conseguenza paradossale: esplodono le cause legali
Se l’intento era proteggere le vittime, l’effetto collaterale è stato una militarizzazione dei conflitti scolastici. Genitori e studenti, consapevoli che un segno negativo può precludere l’ingresso all’università, sono pronti a tutto pur di non lasciare tracce nel proprio registro.
Cosa che una volta finiva con una scusa e una riconciliazione ora degenera in battaglie legali. Gli accusati di bullismo denunciano a loro volta i loro accusatori per ritorsione, tentando di far apparire l’episodio come un “conflitto tra pari” o ridurre le sanzioni. I numeri parlano chiaro: il Tribunale Amministrativo di Seul ha visto i ricorsi per casi di bullismo scolastico balzare da 51 nel 2022 a 134 nel 2025, tanto da costringere il tribunale a raddoppiare le sezioni dedicate (da due a quattro).
“Dal punto di vista degli addetti alle ammissioni, anche una sanzione lieve per bullismo può diventare un fattore decisivo”, spiega l’avvocata Kim Ju-hyeon. “L’inasprimento delle posizioni sta alimentando l’esplosione di denunce e cause legali”.
Il sistema cerca riparo: investigatori esterni e programmi di mediazione
Per arginare l’emorragia di contenziosi, le autorità hanno introdotto nel febbraio 2024 la figura dell'investigatore esterno sul bullismo: ex insegnanti o poliziotti pagati a caso (tra i 67 e i 133 dollari) per alleggerire il carico dei docenti.
Ma anche qui sono emersi problemi. I critici sostengono che escludere gli insegnanti – che conoscono gli studenti e le dinamiche di classe – renda più difficile scoprire la verità. Alcuni investigatori, pagati a cottimo, tratterebbero il lavoro come un secondo incarico senza il dovuto rigore. E i professori, sentendosi sollevati dalle responsabilità, sono diventati riluttanti a intervenire anche nei casi minori, indebolendo la capacità di mediazione della scuola.
Alcuni uffici educativi, come quello di Seul, hanno quindi introdotto programmi di “recupero della relazione” per gli studenti più piccoli, puntando sul dialogo e la riconciliazione anziché sulla punizione immediata.
La soluzione? Restituire autorità agli insegnanti
Per Hyun Kyung-hui, portavoce del sindacato degli insegnanti coreani, la priorità è chiara: “In passato, i docenti risolvevano i problemi minori con guida educativa. Ora le dispute degenerano subito in cause legali. Gli insegnanti hanno paura di intervenire temendo che la situazione sfugga di mano. Il ruolo della scuola sta collassando”.
Gli esperti chiedono pertanto una protezione legale per i docenti, un’immunità che li metta al riparo da querele per presunto maltrattamento emotivo, a meno di dolo o negligenza grave. “Servono anche un forte supporto psicologico e la ferma volontà di considerare le denunce pretestuose come violazioni dei diritti dei professori”, aggiunge Park Ju-hyung, professore di educazione alla Gyeongin National University of Education.
Un funzionario di un ufficio distrettuale dell’area metropolitana di Seul sottolinea l’essenzialità di tornare a un principio semplice: “La vera guarigione per una vittima inizia con scuse sincere dalla controparte. Ma questo è impossibile nell’attuale sistema incentrato solo sulla punizione. La scuola è un’istituzione educativa, non un tribunale. Dobbiamo restituire agli insegnanti l’autorità di mediare i conflitti interni”.
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