Corea del Sud: la crisi della generazione sandwich
Scopri perché i lavoratori sudcoreani restano in ufficio oltre i 70 anni. Analisi della crisi del sistema pensionistico e del welfare familiare a Seul.
La fine del sogno della pensione: il caso sudcoreano
In Corea del Sud, il concetto di riposo dopo una vita di contributi sta diventando un privilegio per pochi. Mentre nelle altre economie avanzate l'uscita dal mercato del lavoro è un traguardo definito, i lavoratori coreani si trovano costretti a prolungare la propria attività professionale ben oltre l'età pensionabile ufficiale, accettando spesso impieghi precari e sottopagati pur di far quadrare i conti familiari.
Questo fenomeno colpisce in particolare la cosiddetta "generazione sandwich", quel segmento di popolazione che si trova schiacciato tra il dovere morale e finanziario di sostenere i figli — in un mercato immobiliare e scolastico sempre più proibitivo — e la necessità di prendersi cura dei genitori anziani, in un sistema di welfare statale che fatica a colmare le lacune lasciate dal declino del modello familiare tradizionale.
Lavorare per sopravvivere: i dati del divario
Le statistiche evidenziano un paradosso preoccupante: nonostante la Corea del Sud sia una delle nazioni tecnologicamente più avanzate al mondo, il tasso di occupazione tra gli over 65 è tra i più alti a livello globale. Molti cittadini coreani continuano a lavorare non per scelta o passione, ma per necessità assoluta. Il sistema pensionistico, introdotto relativamente tardi rispetto ai paesi europei, non garantisce assegni sufficienti a coprire il costo della vita, spingendo gli anziani verso il settore dei servizi a bassa specializzazione o verso il lavoro manuale.
Rispetto ai loro coetanei nei paesi dell'area OCSE, i sudcoreani lasciano il posto di lavoro con diversi anni di ritardo. Spesso, dopo il pensionamento formale dall'azienda principale (che di solito avviene intorno ai 55-60 anni), inizia una seconda fase lavorativa fatta di contratti a termine che si protrae fino ai 70 anni e oltre.
Il peso del debito e il fallimento del supporto sociale
Un altro elemento critico è l'aumento dell'indebitamento tra la popolazione adulta. Con il venir meno delle reti di sicurezza sociale tradizionali, dove un tempo erano i figli a farsi carico dei genitori, molti coreani si trovano oggi a dover contrarre prestiti per finanziare sia l'istruzione della prole che le spese mediche dei propri ascendenti. Questo circolo vizioso impedisce l'accumulo di risparmi per la propria vecchiaia, perpetuando il bisogno di rimanere produttivi a ogni costo.
In Corea del Sud molti anziani lavorano come tassisti perché obbligati dal sistema a lavorare ben oltre l'età pensionabile
Verso una riforma necessaria
Il governo di Seul si trova davanti a una sfida demografica e sociale senza precedenti. Con il tasso di natalità più basso al mondo e una popolazione che invecchia rapidamente, la pressione sul sistema pensionistico è destinata ad aumentare. La questione non è più solo economica, ma riguarda la dignità delle fasce più fragili della popolazione.
Esperti e analisti concordano sul fatto che, senza una riforma strutturale del mercato del lavoro e un potenziamento del welfare pubblico, la Corea del Sud rischia di vedere una fetta sempre più ampia della propria forza lavoro intrappolata in un ciclo di povertà e occupazione perpetua, dove la pensione rimane un miraggio lontano e il lavoro una condanna legata alla sopravvivenza quotidiana.