Corea del Sud: la crisi dei bagni pubblici Jjimjilbang

Corea del Sud: la crisi dei bagni pubblici Jjimjilbang

Le spa coreane chiudono a causa dei costi energetici e del cambio dei consumi. Scopri come cambia la società coreana e l'impatto sui più vulnerabili.

Il tramonto di un'istituzione sociale: la crisi dei bagni pubblici

Per decenni, i bagni pubblici coreani — noti come mokyoktang e le loro versioni più ampie, i jjimjilbang — non sono stati solo luoghi destinati all'igiene personale, ma veri e propri centri di aggregazione sociale e spazi di welfare informale. Oggi, questa colonna portante della vita quotidiana in Corea del Sud sta scomparendo a ritmi allarmanti, schiacciata da una combinazione letale di rincari energetici globali e mutamenti profondi nelle abitudini della popolazione.

L'impatto dei costi energetici e delle tensioni internazionali

La causa principale di questa ondata di chiusure va ricercata nella crisi energetica internazionale. La gestione di una struttura termale richiede una quantità massiccia di gas ed elettricità per riscaldare l'acqua e mantenere le saune a temperature costanti. Con l'impennata dei prezzi delle materie prime, acuita dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dai conflitti che influenzano le rotte del petrolio, i margini di profitto per i proprietari di queste piccole imprese storiche si sono azzerati.

Molti gestori, spesso anziani che hanno dedicato la vita a questa attività, si trovano di fronte a un bivio impossibile: aumentare drasticamente i prezzi d'ingresso, rischiando di allontanare la clientela abituale, o dichiarare bancarotta. Nella maggior parte dei casi, la serrata definitiva sembra l'unica via d'uscita.

Un cambiamento culturale inarrestabile

Oltre alla componente economica, la Corea del Sud sta vivendo una trasformazione socioculturale che rende i bagni pubblici meno centrali rispetto al passato. Nelle abitazioni moderne di Seul e delle altre grandi metropoli, i bagni sono dotati di ogni comfort, rendendo meno necessaria la visita settimanale al mokyoktang del quartiere. Inoltre, le nuove generazioni, più orientate verso la privacy e l'individualismo, mostrano un interesse calante verso la cultura del bagno comune.

La pandemia di COVID-19 ha dato il colpo di grazia, accelerando un processo già in atto. Le restrizioni sanitarie hanno tenuto i cittadini lontani dai luoghi affollati per anni, rompendo l'abitudine sociale della frequentazione dei bagni e spingendo le persone a trovare alternative domestiche o in centri benessere privati di lusso, molto diversi dai tradizionali spazi comunitari.

Il welfare invisibile che scompare

La scomparsa dei bagni pubblici non è solo una perdita culturale, ma rappresenta una vera emergenza per le fasce più deboli della popolazione. Per gli anziani soli e per chi vive nelle goshiwon (minuscole stanze affittate a basso costo), il bagno pubblico rappresenta spesso l'unico luogo dove poter usufruire di acqua calda abbondante e, soprattutto, di un ambiente riscaldato durante i rigidi inverni coreani.

Questi spazi fungevano da reti di sicurezza sociale invisibili, dove la comunità poteva monitorare lo stato di salute dei vicini più fragili. Con la loro chiusura, il tessuto sociale della Corea urbana si sfilaccia ulteriormente, lasciando i soggetti vulnerabili ancora più isolati.

Quale futuro per i Jjimjilbang?

Mentre i bagni di quartiere chiudono, resistono solo le grandi strutture turistiche dei distretti centrali, che però hanno perso la loro funzione originale di servizio pubblico. Se il governo non interverrà con sussidi mirati per calmierare i costi energetici delle strutture storiche, il rito del bagno condiviso rischia di diventare presto solo un ricordo sbiadito nei libri di storia coreana.

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