Senzatetto a Seoul: calo reale o emergenza invisibile?

Senzatetto a Seoul: calo reale o emergenza invisibile?

Scopri perché il numero di senzatetto alla stazione di Seoul è in calo e quali sono le nuove sfide sociali della Corea del Sud. Leggi l'analisi completa.

L'enigma della stazione di Seoul: dove sono finiti gli invisibili?

Negli ultimi anni, il paesaggio urbano intorno alla stazione di Seoul, storico crocevia della capitale sudcoreana e simbolo delle disuguaglianze sociali del Paese, ha subito una trasformazione radicale. I dati ufficiali mostrano un calo drastico della popolazione dei senzatetto, quasi dimezzata rispetto ai livelli registrati prima della pandemia di Covid-19, ma dietro questo successo statistico si nasconde una realtà molto più complessa.

Se da un lato le autorità cittadine rivendicano l'efficacia delle nuove politiche di accoglienza, dall'altro sociologi ed esperti del settore lanciano un allarme: la povertà estrema non sta scomparendo, sta semplicemente diventando meno visibile agli occhi dell'opinione pubblica.

I numeri del cambiamento

Prima del 2020, i dintorni della stazione di Seoul erano tristemente noti per le lunghe file di persone costrette a dormire all'aperto o in rifugi di fortuna. Oggi, quel numero è crollato. Secondo le ultime rilevazioni della municipalità, la presenza di persone senza fissa dimora nell'area è diminuita di circa il 45% negli ultimi quattro anni. Questo calo è stato inizialmente attribuito alle rigide misure di distanziamento sociale e ai controlli sanitari più stringenti implementati durante l'emergenza pandemica, che hanno spinto molti a cercare alternative fuori dal centro nevralgico della città.

Tuttavia, il ritorno alla normalità non ha riportato le cifre ai livelli precedenti, innescando un dibattito sulla natura del fenomeno. Il governo metropolitano di Seoul ha potenziato i programmi di inserimento lavorativo e l'offerta di alloggi temporanei, ma la questione rimane aperta: si tratta di vera integrazione o di uno spostamento forzato verso le periferie?

La definizione di "senzatetto" sotto accusa

Il punto critico sollevato dagli attivisti riguarda la definizione stessa di senzatetto adottata dalle istituzioni coreane. Spesso, le statistiche ufficiali includono solo coloro che dormono fisicamente in strada o nei centri di accoglienza governativi. Questa classificazione ristretta esclude migliaia di persone che vivono in condizioni di estrema precarietà abitativa.

Molti degli "invisibili" di Seoul si sono trasferiti nei cosiddetti Goshiwon (piccolissime stanze in affitto, spesso prive di finestre e servizi di base) o nei Jjokbang (alloggi angusti in quartieri degradati). Pur avendo un tetto sopra la testa, queste persone vivono in condizioni che gli standard internazionali definirebbero di "senzatetto relativo" o "povertà abitativa estrema". Poiché queste persone non occupano più gli spazi pubblici della stazione, scompaiono dai radar delle statistiche ufficiali, creando l'illusione di una risoluzione del problema.

Nuove sfide per il welfare coreano

La Corea del Sud si trova oggi di fronte a una nuova fase della crisi sociale. Se la visibilità del disagio alla stazione di Seoul è diminuita, la vulnerabilità economica è aumentata, complice l'inflazione e il costo crescente degli affitti nella capitale. Gli esperti suggeriscono che per affrontare realmente il problema sia necessario un approccio multidimensionale che vada oltre la semplice fornitura di un letto.

Le politiche attuali sembrano concentrarsi sulla gestione dello spazio pubblico piuttosto che sulla risoluzione delle cause profonde della povertà. Senza un intervento strutturale che includa il supporto psicologico, la riqualificazione professionale e, soprattutto, una revisione dei criteri di assistenza abitativa, il rischio è che la stazione di Seoul rimanga solo una facciata pulita di una crisi che continua a consumarsi nell'ombra dei grattacieli della città.