Addio ai vasi di Haebangchon: storia e perché

Dopo 40 anni scompare il muro di vasi onggi di Haebangchon a Seoul: la storia di un luogo simbolo del quartiere e il motivo della rimozione.
Addio ai vasi di Haebangchon: dopo 40 anni scompare lo storico muro di onggi di Seoul
Prima e dopo: il muro di vasi onggi che per quarant'anni ha accolto i visitatori all'ingresso di Haebangchon, e la sua scomparsa dopo la rimozione di questa settimana.
C'era un muro, a Haebangchon, che non aveva bisogno di cartelli o insegne per farsi riconoscere. Bastava arrivare all'ingresso del quartiere e vedere quelle file ordinate di vasi di terracotta bruna, allineate l'una accanto all'altra come sentinelle silenziose. Per quarant'anni hanno accolto residenti, visitatori e curiosi, diventando uno dei simboli più fotografati e riconoscibili di questo angolo di Seoul.
Ora quel muro non c'è più.
La rimozione: cosa è successo
All'inizio di questa settimana, Hanshin Onggi, la bottega di ceramiche che opera a Haebangchon dal 1967 e che ha custodito per decenni quell'esposizione, ha iniziato a rimuovere i vasi, gli onggi (옹기), i tradizionali contenitori di terracotta coreani.
Secondo quanto dichiarato dal proprietario, il negozio ha ricevuto un avviso governativo che richiedeva il pagamento di cinque anni di arretrati per l'uso del terreno su cui sorgeva l'esposizione.
«Non abbiamo avuto altra scelta che rimuoverlo», ha spiegato il proprietario Yoon Yoo-jin al Korea Herald.
Una frase semplice, ma che racchiude tutta l'amarezza di chi si è preso cura di un pezzo di città per quasi mezzo secolo, per poi vederselo portare via per una questione di carte e scadenze.
Il muro di onggi di Hanshin Onggi: per quattro decenni ha rappresentato l'ingresso simbolico di Haebangchon, prima della rimozione avvenuta questa settimana.
Cosa sono gli onggi e perché contano
Per chi non conosce la cultura coreana, gli onggi sono molto più che semplici vasi. Sono contenitori di terracotta porosa, tradizionalmente usati per fermentare e conservare alimenti come il kimchi, la salsa di soia o la pasta di peperoncino. La loro porosità permette agli alimenti di "respirare", favorendo la fermentazione naturale che sta alla base di tanta cucina coreana.
Leggi il nostro articolo sui vasi onngi: È scientificamente provato: il miglior kimchi si trova nei vasi onggi
Ma gli onggi sono anche un simbolo. Rappresentano la pazienza, la lentezza e la saggezza contadina di una Corea che, pur correndo verso il futuro, non dimentica le sue radici. Vederli allineati lungo un muro, come accadeva a Haebangchon, era come incontrare un pezzo di storia quotidiana, non museale, ma viva.
Haebangchon: un quartiere che cambia
Haebangchon, il cui nome significa letteralmente "villaggio della liberazione", è da sempre un quartiere dal carattere unico. Nato dopo la guerra di Corea, è diventato nel tempo un crocevia di artisti, stranieri, botteghe artigiane e piccoli ristoranti. Negli ultimi anni, però, la sua anima è sotto pressione: l'aumento degli affitti, la gentrificazione e la speculazione edilizia stanno cambiando volto a molti angoli del quartiere.
La storia del muro di onggi di Hanshin Onggi è, in questo senso, emblematica. Non è solo la scomparsa di un'esposizione: è la scomparsa di una presenza che rendeva Haebangchon riconoscibile, autentico, diverso. E che ora rischia di essere dimenticata.
Una memoria da difendere
La rimozione dei vasi ha suscitato reazioni di dispiacere tra residenti e appassionati di cultura coreana. Molti si chiedono se non ci fosse un modo per preservare quel patrimonio, magari attraverso un intervento pubblico o un accordo con l'amministrazione locale.
La verità è che storie come questa si ripetono sempre più spesso nelle città coreane, dove il nuovo avanza veloce e il vecchio fatica a trovare spazio. Ma ogni volta che un pezzo di memoria collettiva scompare, la città perde un po' della sua anima.
Cosa resta
Resta la storia di una bottega che dal 1967 ha resistito a mode, crisi e trasformazioni. Resta la testimonianza di chi, come Yoon Yoo-jin, ha cercato di tenere in piedi un pezzo di tradizione fino all'ultimo. E resta la speranza che Haebangchon non dimentichi ciò che è stato.
Per ora, il muro di onggi non c'è più. Ma la sua immagine, nelle foto scattate da residenti e visitatori, continua a raccontare una Seoul che non vuole arrendersi all'oblio.
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