Cagongjok: chi è la tribù che studia nei bar in Corea
Ordinano un caffè e restano al PC per ore. Scopri chi sono i Cagongjok, la tribù che sta cambiando il fatturato e il look dei bar in Corea.
Nessuno parla. Tutti guardano fissi i propri schermi. Benvenuti nel regno dei Cagongjok, la "tribù dello studio al bar" che sta ridefinendo i confini tra spazi pubblici, dinamiche sociali ed economia commerciale in Corea del Sud.
Chi sono i Cagongjok? Origine di un fenomeno sociale
Il termine Cagongjok è un neologismo coreano nato dalla fusione di tre parole: cafe (caffè), gongbu (studiare) e jok (tribù). Comparsa per la prima volta sui giornali nel 2015, questa espressione inizialmente descriveva un piccolo gruppo di studenti delle superiori che cercavano un posto dove ripassare dopo le lezioni.
Oggi, il fenomeno è letteralmente esploso. Complice il boom di caffetterie nel Paese (raddoppiate nel giro di pochissimi anni), i bar si sono trasformati in veri e propri uffici e aule studio a cielo aperto. Scrivanie improvvisate, connessione Wi-Fi ultra-veloce e una presa di corrente per ogni sedia: ecco l'habitat naturale del moderno nomade digitale coreano.
Perché proprio il bar? La spiegazione psicologica
Viene naturale chiedersi: perché non studiare a casa o in biblioteca? Le motivazioni combinano ragioni sociologiche a un pizzico di psicologia comportamentale:
La crisi degli spazi privati: Nelle metropoli iper-dense come Seoul, moltissimi giovani ventenni vivono in monolocali minuscoli (gositel), dormitori condivisi o ancora con i genitori. Trovare un angolo di privacy e silenzio a casa è spesso un'impresa.
L'effetto "social facilitation": Secondo gli psicologi, lavorare circondati da altre persone che fanno lo stesso stimola la produttività. Sapere che lo sguardo degli altri è su di noi ci impedisce di distrarci o cedere alla pigrizia.
Il rumore bianco ideale: La biblioteca della scuola? Troppo silenziosa, quasi soffocante. Il bar offre invece quel perfetto livello di rumore ambientale che aiuta il cervello a concentrarsi meglio.
La matematica spietata dietro un caffè "lungo" quattro ore
Se per gli studenti il costo di un caffè equivale a una modesta "tassa di utilizzo dello spazio", per i proprietari dei locali la situazione è molto diversa. Ed è qui che la tendenza diventa un problema economico.
Secondo i calcoli del Korea Food Industry Research Institute, per un bar di medie dimensioni, il tempo massimo di permanenza di un cliente che ordina un semplice caffè americano da 4.100 won (circa 2,70 dollari) per permettere al locale di andare in pari deve essere di un'ora e 31 minuti.
I Cagongjok, tuttavia, superano abbondantemente le tre o quattro ore di permanenza media con una sola consumazione. Online circolano storie al limite del surreale: clienti che si presentano nei bar con doppi monitor esterni, ciabatte multipresa e persino chi ha provato a ricaricare il proprio monopattino elettrico alla presa del tavolo.
Battaglie a colpi di playlist e "guerre di silenzio"
La convivenza tra la tribù del laptop e i clienti tradizionali non è sempre facile. Ci sono casi in cui i ragazzi allo studio hanno chiesto a clienti più anziani di abbassare la voce o hanno preteso che il locale spegnesse la musica di sottofondo per poter effettuare una videochiamata di lavoro.
Alcuni gestori hanno provato a ribellarsi sostituendo i rilassanti brani jazz di sottofondo con del pop ritmato a tutto volume pur di "sfrattare" gli studenti, ma con la concorrenza spietata che c'è a Seoul, il rischio di perdere totalmente la clientela è troppo alto. "Se mandiamo via i Cagongjok, restiamo vuoti", ammettono molti baristi. "Quindi, preferiamo chiudere un occhio".
Dal punto di vista legale, inoltre, occupare un tavolo a lungo non costituisce un reato di "ostruzione all'attività commerciale", a meno che non si usino violenza o inganni. I gestori possono solo apporre cartelli con limiti di tempo precisi, sperando nel buon senso comune.
Se non puoi batterli... vendigli il pranzo!
Capito che i Cagongjok non possono essere cacciati, l'industria del caffè coreana ha deciso di fare l'unica mossa sensata: monetizzare la loro presenza.
Grandi catene come Starbucks Korea hanno iniziato a ridisegnare i propri layout introducendo le "Focus Zones": banconi con divisori e cabine singole stile biblioteca, posizionati strategicamente vicino alle università. Al contempo, sono state vietate le apparecchiature più ingombranti come stampanti portatili o monitor desktop.
Altre catene, come A Twosome Place, hanno puntato tutto sulla strategia del menu, creando i set "All-Day" che abbinano un caffè a panini, bagel o insalate a prezzi scontati. L'idea è semplice: visto che passerai qui la giornata, tanto vale che tu spenda qualcosa in più per pranzare. I risultati? Le vendite di questi menu combinati sono letteralmente decollate, registrando picchi di crescita vicini al 43% per alcune linee di prodotti.
Il futuro dei bar è nello "Smart Working"?
La storia dei Cagongjok ci mostra come i confini del classico bar stiano sfumando. Non più solo un luogo di passaggio per un espresso al volo, ma un vero e proprio hub sociale ed economico flessibile, specchio delle necessità e delle pressioni delle nuove generazioni.
La prossima volta che ordinate un caffè e aprite il vostro PC, date un'occhiata all'orologio: potreste far parte anche voi, senza saperlo, della grande tribù globale del laptop.