Come guidano i coreani: la verità su strade e sicurezza
Perché guidare o attraversare la strada in Corea del Sud può far paura: opinioni personali e dati reali su incidenti, semafori e comportamento dei conducenti.
Come diciamo sempre su lacorea.it: quando parliamo di fatti, li verifichiamo e ve li presentiamo come tali. Quando invece si tratta di opinioni e impressioni personali, ve lo diciamo chiaramente, così potrete farvi una vostra idea, altrettanto legittima. Questo articolo è un misto delle due cose, e cercheremo di essere onesti nel distinguerle passo per passo.
Su un punto, però, l'impressione va corretta con i dati: il rispetto dei semafori. Chi arriva da Napoli, dove il rosso è spesso un suggerimento facoltativo, potrebbe pensare che in Corea le cose vadano decisamente meglio, e sui grandi incroci è vero. Ma sulle svolte a destra con il semaforo rosso, la realtà è meno rassicurante di quanto sembri: diverse fonti indipendenti, comprese guide scritte da residenti stranieri di lunga data, segnalano che non fermarsi del tutto prima di svoltare a destra con il rosso è pratica diffusissima, quasi più la norma che l'eccezione. I taxi, in particolare, hanno la fama di trattare il rosso come un suggerimento anche quando si prosegue dritti. Quindi: attenzione doppia, sempre, anche col verde pedonale acceso. Ai bambini viene ad esempio raccomandato di contare fino a 5 prima di attraversare la strada col verde pedonale.
Differenza tra coreani e napoletani al volante secondo la mia personale esperienza e avendo vissuto tanti episodi con i miei occhi
I napoletani conoscono le regole del codice della strada ma le infrangono ugualmente, se ne fregano dicendo "vabbé un attimo solo, non succede niente, che sarà mai?!"
I coreani non conoscono affatto le regole del codice della strada quindi le infrangono pensando di essere nel giusto. Un caso che mi ha lasciato perplesso e arrabbiato perché avremmo con la mia famiglia potuto farci molto male è stato quando su una statale, all'altezza di un distributore di benzina, un'automobilista anziché uscire dall'apposita uscita esce invece dall'entrata!! Una cosa pericolosissima! Per non parlare delle automobili in Corea che non si fermano sulle strisce pedonali. Una cosa che accomuna Napoli e la Corea da questo punto di vista è l'inefficenza delle forze dell'ordine: a Napoli sono non sono abbastanza presenti, in Corea l'azione è molto blanda. Lasciano che siano gli autovelox e i finti poliziotti (manichini con sirena) a fare buona parte del lavoro. Insomma, a buon intenditore.
Il pedone non esiste
Il pedone non è considerato e non ha, nei fatti, nessuna vera precedenza. Le strisce pedonali sembrano vernice sprecata: occhio quando attraversate in assenza di semaforo, soprattutto in prossimità di rotonde o durante una svolta, perché molti conducenti non rallentano.
Qui, però, il dato oggettivo è dalla nostra parte, non contro: sulla carta il codice della strada coreano stabilisce che la strada "appartiene ai pedoni", non ai veicoli, e lo stesso ente nazionale per la sicurezza stradale (KOROAD) riconosce apertamente, nei suoi materiali informativi, una diffusa mancanza di considerazione per i pedoni tra i conducenti coreani. Non lo diciamo noi: lo scrive l'ente coreano competente.
I numeri, storicamente, danno ragione a questa sensazione. Per anni la Corea del Sud ha avuto uno dei tassi di mortalità pedonale più alti tra i paesi OCSE. Va detto per onestà che la situazione sta migliorando molto: tra il 2012 e il 2022 il numero di morti sulle strade coreane si è più che dimezzato, e Seoul nel 2023 ha registrato il tasso di mortalità stradale più basso della sua storia, in linea con paesi come Norvegia e Svezia. Ma i pedoni restano ancora oggi la categoria più colpita: oltre un terzo di tutti i decessi stradali in Corea riguarda proprio chi cammina, una quota tra le più alte dell'OCSE.
Il clacson come seconda lingua
Chi guida a Seoul o Busan impara presto un'espressione: ppalli-ppalli, "svelto, sbirgati". È lo spirito che muove gran parte della vita coreana (ve ne abbiamo già parlato nel nostro articolo qui), dai ristoranti alla metropolitana, ma su strada si traduce in cambi di corsia improvvisi senza freccia, distanze di sicurezza pressoché azzerate, clacson usato non come segnale d'emergenza ma come "sei troppo lento", e accelerazioni al giallo che si trasformano regolarmente in rossi bruciati. Non è un'impressione isolata: se ne parla apertamente anche in resoconti scritti da chi vive stabilmente in Corea, coreani inclusi, che indicano proprio la fretta cronica come una delle cause principali dei comportamenti aggressivi al volante.
Parcheggiare ovunque, letteralmente
Se sui semafori l'opinione va temperata dai dati, sul parcheggio è difficile trovare attenuanti. In Corea si parcheggia sui marciapiedi, davanti agli scivoli per le carrozzine, a cavallo delle strisce pedonali, in doppia e tripla fila, e talvolta nel bel mezzo della carreggiata, con tanto di bigliettino e numero di telefono lasciato sul cruscotto per chi avesse bisogno di spostare l'auto. È un'abitudine così diffusa da essere diventata materiale comico ricorrente anche nei media locali. Daiso vende persino un display per indicare il proprio numero di telefono da esibire sul cruscotto...utile quando si parcheggia male e/o in doppia fila! E' quindi pratica accettata oltre che diffusissima.
Busan, la fama peggiore di tutte (con qualche distinguo)
Se chiedete in giro qual è la città più temuta al volante in Corea, la risposta quasi automatica è Busan. La città ha una reputazione consolidata di "inferno del traffico", tra strade strette nei quartieri collinari, cambi di corsia improvvisi negli incroci storici del centro e una quota preoccupante di incidenti mortali legati a conducenti anziani: solo nell'ultimo anno, un quarto di tutte le vittime della strada a Busan è morto in incidenti causati da automobilisti over 65.
Qui, però, l'onestà impone un distinguo: guardando ai dati puri sugli incidenti ogni 100.000 abitanti, Busan non è la città peggiore della Corea. Jeju e Gwangju la superano nelle classifiche nazionali, e il numero di morti ogni 10.000 veicoli registrati a Busan è tra i più bassi del paese. La fama di Busan sembra nascere più dalla difficoltà oggettiva di alcune zone specifiche, come la rotonda di Yeonsan, tra le più incidentate del paese, che da un quadro generale peggiore rispetto al resto della Corea. Anche qui: la vostra impressione al volante, se capiterà di guidare a Busan, potrebbe essere più dura dei numeri nazionali.
Quindi, i coreani guidano davvero male?
Qui torniamo a distinguere fatto e opinione. Il fatto: la Corea del Sud, dopo decenni tra i peggiori paesi OCSE per mortalità stradale, ha fatto passi da gigante, dimezzando i morti sulle strade in dieci anni e portando Seoul su livelli scandinavi. L'opinione, la nostra come quella di molti stranieri residenti: lo stile di guida quotidiano, tra svolte a destra col rosso senza fermarsi, tallonamento, clacson facile, parcheggio ovunque e scarsa attenzione ai pedoni fuori dai grandi incroci, resta aggressivo e imprevedibile rispetto a molti standard europei, anche quando statisticamente gli incidenti mortali calano. Il problema è che in Corea ci sono troppo automobili (ne abbiamo già parlato nel nostro articolo qui), la car-culture è evidente e tutto ruota intorno alle automobili.
Il fatto oggettivo: i coreani sono adorabili ma si trasformano in demoni una volta al volante. Questo è quanto!
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