Corea del Sud: il problema dei deserti alimentari
La vita fuori Seoul è difficile: mancano i minimarket. Ecco come le zone rurali coreane affrontano la carenza di negozi e servizi essenziali.
Chi vive a Seoul è abituato a una comodità quasi estrema. Uscendo dal portone di casa, è praticamente impossibile non trovare un minimarket aperto 24 ore su 24, una farmacia o un piccolo supermercato nel raggio di cento metri. Questa efficienza logistica ha abituato i residenti della capitale a una vita senza attriti, dove ogni necessità può essere soddisfatta con una breve camminata o un tocco sullo smartphone per ricevere la spesa a casa all'alba del giorno dopo.
Tuttavia, basta allontanarsi di poche decine di chilometri dall'area metropolitana per trovarsi di fronte a una realtà speculare e problematica. Nelle province più esterne e nei villaggi agricoli, sta emergendo il fenomeno dei cosiddetti 'deserti dello shopping'. Qui, la bassa densità di popolazione e l'invecchiamento dei residenti rendono insostenibile la gestione di attività commerciali, lasciando intere comunità senza un accesso semplice ai beni di prima necessità.
Cosa sono i deserti dello shopping
Il termine descrive aree geografiche dove i residenti non hanno accesso a negozi che vendono cibo fresco o prodotti essenziali entro una distanza ragionevole. Se a Seoul i celebri minimarket come CU, GS25 o 7-Eleven sono ovunque, nelle zone rurali questi franchise faticano ad aprire. Il motivo è puramente economico: con pochi clienti e costi di logistica elevati per rifornire zone isolate, mantenere un punto vendita diventa una perdita costante.
In molti piccoli comuni della provincia di Gangwon o delle zone interne del Gyeongsang, gli storici negozietti di quartiere gestiti da anziani locali stanno chiudendo definitivamente. Senza un ricambio generazionale e con un numero di abitanti in costante calo, queste zone restano scoperte. Per comprare un cartone di latte o del riso, un residente può trovarsi costretto a guidare per trenta minuti o a dipendere dai rari autobus locali.
Il divario tra tecnologia e realtà fisica
La Corea del Sud è famosa per il 'Dawn Delivery', il sistema di consegna ultra-rapido che permette di ordinare la spesa entro mezzanotte e riceverla davanti alla porta alle sei del mattino. Giganti come Coupang e Kurly hanno rivoluzionato i consumi, ma questo servizio non copre l'intero territorio nazionale. Molte zone rurali sono escluse dalle rotte veloci perché i volumi di ordini non giustificano l'invio di corrieri.
Questo crea una doppia discriminazione. Da un lato mancano i negozi fisici, dall'altro non arrivano i servizi digitali che potrebbero sostituirli. Per gli anziani che vivono in campagna, spesso poco avvezzi all'uso avanzato delle app, la situazione è ancora più complessa. La tecnologia, che dovrebbe accorciare le distanze, in questo caso sembra accentuare il divario tra chi vive nel lusso logistico della capitale e chi abita nelle province.
Le soluzioni creative: negozi mobili e droni
Per contrastare l'isolamento, il governo coreano e alcune aziende private stanno testando soluzioni alternative. In alcune province sono stati introdotti i 'supermercati itineranti': camion attrezzati che visitano i villaggi in giorni prestabiliti, funzionando come veri e propri mercati su ruote. È un ritorno al passato, ma con una gestione moderna degli stock.
Si sta investendo molto anche sulla consegna tramite droni. In alcune isole minori e zone montuose, il Ministero dei Dati e delle Statistiche sta collaborando con le aziende per creare stazioni di atterraggio dove i droni possono scaricare medicinali e piccoli pacchi alimentari. Sebbene i costi siano ancora alti, potrebbe essere l'unica via per garantire la sopravvivenza dei centri abitati più remoti, dove aprire un negozio tradizionale non sarà mai più profittevole.
L'impatto sulla vita quotidiana e sui prezzi
Vivere in un deserto alimentare non è solo una questione di scomodità, ma anche di costi. Nei rari negozietti rimasti aperti in provincia, i prezzi possono essere molto più alti rispetto a quelli dei grandi supermercati di Seoul. La mancanza di concorrenza e i costi di trasporto si riflettono sullo scontrino finale, pesando sulle tasche di una popolazione che spesso vive di pensioni sociali o agricoltura di sussistenza.
Per un italiano che visita la Corea, questo contrasto è evidente. Se a Myeong-dong o Gangnam sembra di vivere nel futuro, basta prendere un treno regionale per vedere stazioni silenziose e strade dove le saracinesche restano abbassate per chilometri. La sfida del paese nei prossimi anni sarà proprio questa: evitare che la modernità coreana si fermi ai confini di Seoul, lasciando il resto della nazione in un isolamento commerciale difficile da colmare.
In copertina: Yeojin Yun su unsplash
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