Facts: Korea, dieci anni contro gli errori sulla Corea

Facts: Korea, dieci anni contro gli errori sulla Corea

Da dieci anni Facts: Korea corregge gli errori sulla Corea nei media internazionali: 20.000 casi, dal "Sea of Japan" alla confusione tra hanbok e kimono.

Confondere la Corea del Sud con la Corea del Nord, posizionarla nel punto sbagliato della mappa, scambiare un hanbok per un kimono giapponese: sono solo alcuni degli errori che da dieci anni un ufficio del governo sudcoreano individua e corregge nei media di tutto il mondo. Il servizio si chiama Facts: Korea ed è nato il 1° settembre 2016 su direttiva del primo ministro; dal 2024 è gestito direttamente dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo. Chiunque, coreano o straniero, può segnalare un errore tramite il sito factsaboutkorea.go.kr o l'app, disponibile in coreano e in altre dieci lingue, tra cui l'italiano non figura ma l'inglese, il francese e lo spagnolo sì.

20.000 segnalazioni in dieci anni

Ogni segnalazione ricevuta viene esaminata e riceve una risposta, indipendentemente dal fatto che descriva o meno un errore reale: è così che l'ufficio arriva a contare circa 20.000 casi "processati" quanti quelli "ricevuti". Le lingue da cui arrivano più segnalazioni sono il coreano e l'inglese, gestite da un piccolo team di sei persone che si divide le undici lingue coperte dal servizio.

Dal "Mar del Giappone" al kimono coreano

L'errore più persistente in assoluto resta l'etichettatura del Mar Orientale (East Sea) come "Sea of Japan": l'archivio del ministero documenta casi che vanno dal quotidiano algerino El Moudjahid nel 2016 all'agenzia spagnola EFE nel 2024, fino ai sottotitoli in spagnolo di un documentario Netflix. Seoul spinge per la doppia dicitura "East Sea/Sea of Japan", richiamando le risoluzioni internazionali sulla standardizzazione dei nomi geografici per le acque contese, e ricorda che le mappe giapponesi precedenti al 1900 chiamavano le stesse acque "Mar di Joseon". Altri errori riguardano invece la cultura materiale: il Jerusalem Post, coprendo un evento all'ambasciata israeliana nel 2022, descrisse il personale come vestito con "il tradizionale kimono coreano", confondendo l'hanbok coreano con l'abito tradizionale giapponese, un errore che l'archivio segnala ricorrente in testate che vanno dalla Spagna all'Indonesia.

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Quando il cibo coreano diventa un malinteso

Anche la cucina genera i suoi equivoci: il South China Morning Post di Hong Kong ha descritto una volta l'hongeo, il piatto a base di razza fermentata, come "pesce conservato nella propria urina", mentre una testata vietnamita nel 2022 ha tradotto il cheonggukjang, una pasta di soia fermentata, come "zuppa di cadavere marcio". Entrambi i casi restano nell'archivio del ministero come esempio, accompagnati da una spiegazione di cosa siano davvero questi piatti.

Un lavoro sempre più sottile

Con la crescita della cultura pop coreana nel mondo, gli errori più grossolani, come confondere Corea del Sud e del Nord, sono diventati rari: quello che è cambiato, secondo un funzionario del ministero, non è tanto il volume delle segnalazioni quanto la loro natura, spostata verso errori più sottili su come i coreani vivono, mangiano e osservano le proprie usanze. Le richieste di correzione, spiegano dal ministero, vengono scritte in tono neutro e basato sui fatti, non come un rimprovero: raramente arrivano reazioni sulla difensiva, più spesso chi riceve la segnalazione chiede di saperne di più o ringrazia per la precisazione.

in copertina: 傅甬 华 su unsplash

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