Kang Il-chul: un busto alla House of Sharing ricorda la sua

Inaugurato a Gwangju un busto dedicato a Kang Il-chul, sopravvissuta alla schiavitù sessuale giapponese, in vista del 14 agosto, giornata nazionale della memori
Un busto in memoria di Kang Il-chul, una delle donne coreane sopravvissute alla schiavitù sessuale imposta dall'esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale, è stato inaugurato sabato nella House of Sharing, centro di accoglienza e memoria situato a Gwangju, nella provincia del Gyeonggi. Kang, scomparsa nel marzo 2026 a 98 anni, aveva dedicato buona parte della sua vita alla ricerca di giustizia per sé e per le altre vittime.
La cerimonia, dal titolo "Portare avanti la memoria", ha riunito circa 300 persone, tra cui la governatrice del Gyeonggi Choo Mi-ae, attivisti e residenti della zona. L'evento anticipa il 14 agosto, giornata nazionale sudcoreana dedicata alle vittime della schiavitù sessuale militare giapponese: la data ricorda la testimonianza di Kim Hak-sun, che nel 1991 fu la prima sopravvissuta coreana a raccontare pubblicamente quanto subito.
Nata nel 1928 a Sangju, nella provincia del Gyeongsang settentrionale, Kang fu deportata in Manciuria nel 1943, a soli 16 anni. Secondo il suo racconto, verso la fine del conflitto i soldati giapponesi chiusero lei e altre donne in un edificio e vi appiccarono il fuoco, nel tentativo di eliminarle e di distruggere le prove di quanto accaduto. Kang sopravvisse grazie all'intervento di combattenti indipendentisti coreani, e in seguito raffigurò quell'episodio nel dipinto "Burning Women", diventato una delle immagini più note legate alla vicenda delle vittime della schiavitù sessuale giapponese.
Impossibilitata a tornare in patria dopo la liberazione della Corea nel 1945, Kang rimase in Cina fino al 2000, quando riottenne la cittadinanza sudcoreana e rientrò definitivamente nel paese. Quello stesso anno testimoniò a Tokyo davanti al Tribunale internazionale delle donne sui crimini di guerra giapponesi. Stabilitasi alla House of Sharing, continuò il suo impegno anche all'estero: parlò alla Harvard Law School, a New York e a Washington, e incontrò funzionari della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato statunitense per chiedere al Giappone scuse ufficiali e un risarcimento legale.
Foto in copertina: Una bambina guarda il busto della defunta Kang Il-chul, sopravvissuta alla schiavitù sessuale imposta dall'esercito giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, in occasione di una cerimonia commemorativa tenutasi sabato presso la House of Sharing a Gwangju, nella provincia di Gyeonggi. L'evento si è svolto in vista del 14 agosto, la giornata commemorativa nazionale sudcoreana in onore delle vittime. (fonte / source Yonhap)
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