Le Porte di Seoul: Dove Sono, Curiosità sulla Loro Storia

Le Porte di Seoul: Dove Sono, Curiosità sulla Loro Storia

Quali sono le porte di Seul? Scopri dove si trovano le antiche porte di Seoul, quali sono ancora in piedi e le curiosità più sorprendenti sulla loro storia...

Chi passa qualche giorno a Seoul se ne accorge quasi subito: sulle mappe, sui cartelli della metro, nei nomi dei quartieri, ricorre sempre la stessa sillaba finale, "mun" (문), che in coreano significa semplicemente "porta". Dongdaemun, Namdaemun, Gwanghwamun... non sono nomi a caso, ma i resti di un sistema di ingressi fortificati costruito oltre sei secoli fa, quando Seoul si chiamava ancora Hanyang ed era circondata da una lunga cinta muraria (si, proprio come molte città italiane). Ecco una guida curiosa per orientarsi tra le porte della capitale coreana, capire dove si trovano oggi e scoprire alcuni retroscena che raramente vengono raccontati ai turisti.

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la porta Heunginjimun (Dongdaemun) foto di Clark Gu su unsplash

Una città chiusa da 18 km di muro

Tutto comincia nel 1396, quando Re Taejo, fondatore della dinastia Joseon, decide di fortificare la nuova capitale Hanyang con una cinta muraria di circa 18 chilometri, la Hanyangdoseong, che si arrampica sulle montagne che circondano il centro storico (Bugaksan, Naksan, Namsan e Inwangsan) per poi scendere fino al fiume. Il dato che lascia sempre a bocca aperta chi lo scopre per la prima volta: la costruzione ha richiesto la mobilitazione di quasi 200.000 persone e si è conclusa in appena 98 giorni, lavorando a squadre durante l'inverno e l'estate del 1396.

Lungo questo perimetro furono aperte otto porte, quattro grandi e quattro piccole, ognuna posizionata secondo i punti cardinali. Oggi ne restano sei, mentre due sono andate perdute durante l'occupazione giapponese del primo Novecento, quando parte delle mura fu demolita per fare spazio a strade e linee tranviarie.

Le quattro porte grandi

Sungnyemun, la porta Sud, è probabilmente la più fotografata di tutta Seoul: la si conosce anche come Namdaemun, letteralmente "grande porta del sud", ed è diventata negli anni il simbolo dell'omonimo mercato che si è formato tutto intorno. È la porta più imponente ancora in piedi ed è stata la prima a essere dichiarata Tesoro Nazionale della Corea del Sud. Pochi sanno che nel 2008 fu quasi completamente distrutta da un incendio doloso, e che il restauro completo per riportarla al suo aspetto originale ha richiesto cinque anni di lavori.

Heunginjimun, la porta Est, è molto più conosciuta con il nome popolare di Dongdaemun, e oggi dà il nome a tutto il quartiere della moda e del celebre mercato notturno che si sviluppa proprio ai suoi piedi. È l'unica delle otto porte protetta da un muro di guardia semicircolare aggiunto nel diciannovesimo secolo, perché il terreno più basso in quel punto la rendeva vulnerabile agli assalti.

Donuimun, la porta Ovest, è quella che i turisti non troveranno mai, perché non esiste più: fu demolita nel 1915 durante l'occupazione giapponese per allargare le strade. Il quartiere che la circondava porta ancora il suo nome popolare, Seodaemun, ma della porta originale resta soltanto una targa commemorativa. Negli anni sono circolati diversi progetti per ricostruirla in scala reale, ma finora nessuno è arrivato a completamento.

Sukjeongmun, la porta Nord, è probabilmente la meno visitata delle quattro grandi porte, complice la posizione più isolata sulle montagne alle spalle del palazzo Gyeongbokgung. Per gran parte della sua storia ha avuto una funzione più simbolica che pratica, restando spesso chiusa: veniva usata soprattutto in occasioni cerimoniali legate agli equilibri di energia tra il maschile e il femminile secondo la tradizione geomantica coreana.

Le quattro porte piccole, meno famose ma piene di storie

Ve ne sarete accorti: in coreano la parola "mun" significa "porta". Oltre alle quattro porte principali, la cinta muraria aveva anche quattro ingressi minori, pensati per la vita quotidiana più che per la difesa. Changuimun, a nord-ovest, è oggi l'unica delle porte piccole che conserva ancora la struttura originale del periodo Joseon, mentre Hyehwamun, a nord-est, fu completamente rimossa durante l'occupazione giapponese per far passare una linea tranviaria e ricostruita solo nel 1992, qualche decina di metri più a nord rispetto alla posizione storica.

Le altre due, Gwanghuimun a sud-est e Souimun a sud-ovest, custodiscono forse la curiosità più macabra di tutto il sistema di porte: durante la dinastia Joseon i corpi dei defunti non potevano attraversare le porte principali della città, quindi ogni corteo funebre che usciva da Hanyang era obbligato a passare da una di queste due porte minori. Souimun, purtroppo, è stata demolita nel 1914 e oggi al suo posto resta solo una piccola targa lungo una strada del centro.

E Gwanghwamun? Una porta di un'altra famiglia

Chi ha già passeggiato per Seoul si starà chiedendo perché nell'elenco non compaia Gwanghwamun, probabilmente la porta più fotografata e più citata di tutta la città. La risposta è semplice: Gwanghwamun non fa parte delle otto porte della cinta muraria di Hanyang, ma è la porta d'ingresso principale del palazzo reale Gyeongbokgung, quindi appartiene a una famiglia diversa di "mun", quella dei portoni dei palazzi e non quella delle mura cittadine.

Anche la sua storia è piuttosto movimentata: distrutta dalle forze giapponesi durante l'occupazione coloniale, fu ricostruita in cemento nel 1968 sotto la presidenza di Park Chung-hee, in una posizione leggermente diversa da quella originale. Solo nel 2010, dopo cinque anni di lavori, è stata ricostruita fedelmente in legno secondo l'aspetto e la posizione storica, e nel 2023 è stato ripristinato anche l'antico altare cerimoniale che si trovava di fronte all'ingresso. Oggi è anche il palcoscenico quotidiano del cambio della guardia reale, una cerimonia in costume che richiama ogni giorno decine di turisti davanti al suo portale.

La curiosità più sorprendente: le porte come lezione di filosofia

Ecco il dettaglio che rende le porte di Seoul molto più di semplici punti di passaggio: i loro nomi non sono stati scelti a caso, ma codificano i cinque valori cardinali del confucianesimo, le cosiddette "cinque costanti" (benevolenza, rettitudine, cortesia, saggezza e fiducia). Il nome della porta Est, Heunginjimun, contiene il carattere della benevolenza; quello della porta Sud, Sungnyemun, quello della cortesia; e quello della porta Ovest, Donuimun, quello della rettitudine. Il quarto valore, la saggezza, era tradizionalmente associato al lato nord, anche se il legame con il nome della porta settentrionale è meno diretto e resta oggetto di discussione tra gli storici coreani. Il quinto valore, la fiducia, non apparteneva a nessun punto cardinale: era riservato al centro esatto della città, dove infatti si trova ancora oggi il padiglione della campana di Bosingak.

La campana che scandiva le giornate di un'intera città

A proposito di Bosingak: per secoli è stata lei a decidere quando i cittadini di Hanyang potessero entrare o uscire dalla città. Ogni mattina alle quattro la campana veniva suonata 33 volte per annunciare l'apertura delle porte, un rito chiamato paru; alle dieci di sera veniva suonata altre 28 volte per segnalarne la chiusura e l'inizio del coprifuoco notturno, il cosiddetto injeong. Entrambi i numeri non sono casuali: 33 richiama i cieli buddisti, 28 le costellazioni tradizionali dell'astronomia coreana. Oggi la campana di Bosingak, che si trova lungo la via Jongno (il cui nome significa letteralmente "via della campana"), non regola più orari di apertura, ma continua a essere protagonista della cerimonia di Capodanno, quando risuona ancora 33 volte a mezzanotte per salutare l'anno nuovo davanti a migliaia di persone.

Come vedere le porte oggi

Sungnyemun e Heunginjimun restano le più semplici da visitare, perché si trovano proprio accanto ai rispettivi mercati e sono ben servite dalla metropolitana, mentre Gwanghwamun si raggiunge facilmente a piedi dalla stazione di Gyeongbokgung e si può abbinare senza sforzo alla visita del palazzo. Per chi invece vuole andare oltre la semplice foto ricordo, il modo più bello per scoprire le porte è percorrere anche solo un tratto del sentiero escursionistico che segue ancora le antiche mura, il Seoul City Wall Trail: alcuni tratti collegano Hyehwamun a Heunginjimun passando per il parco di Naksan, con vedute sulla città che raramente compaiono nelle guide turistiche più classiche.

In fondo, dietro ogni "mun" che si incontra passeggiando per Seoul c'è un pezzo di storia coreana ancora leggibile, per chi sa dove guardare.


in copertina: porta Namdaemun foto di Grace Blanton su unsplash

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