Sohwakhaeng: cos'è la piccola felicità sicura coreana
Cosa significa sohwakhaeng, il concetto coreano della piccola ma certa felicità, le sue origini e perché è diventato uno stile di vita in Corea del Sud.
Chi arriva in Corea del Sud, soprattutto a Seoul, nota quasi subito un ritmo particolare: negozi aperti 24 ore su 24, consegne rapidissime, metropolitane sempre piene anche a tarda sera. Una delle prime espressioni che chi vive lì impara è ppalli-ppalli (빨리빨리), "svelto svelto, sbrigati", il motto non ufficiale di una società che corre. Ma proprio da questa fretta cronica è nato, qualche anno fa, un concetto opposto e complementare, diventato parte del vocabolario quotidiano coreano: sohwakhaeng (소확행). Per me è poter godere degli arredi urbani in modo tranquillo e sereno: sono ovunque, sempre puliti, sempre a disposizione del pubblico. Nessun atto vandalico, nessun tag, nulla. Tutto sempre a disposizione del pubblico. Arrivi, ti siedi (o ti stendi, perché spesso trovi anche amache, lettini, sdraio...), ti riposi e poi lasci il posto a un'altra persona. E tutto viene rispettato!
Cosa significa sohwakhaeng
Sohwakhaeng si traduce letteralmente come "piccola ma certa felicità". Non riguarda l'intensità della felicità provata, ma la sua certezza: una corsa la mattina, una chiamata da chi si ama, un episodio della propria serie preferita prima di dormire. Il concetto non è nato in Corea in senso stretto: la prima formulazione risale al 1986, in un saggio dello scrittore giapponese Haruki Murakami intitolato "Afternoon in the Islets of Langerhans", ma è in Corea che ha trovato terreno fertile, trasformandosi in un vero e proprio stile di vita diffuso soprattutto tra i venti-trentenni.
L'idea di fondo è semplice: in una società dove il tempo libero è poco e la pressione per riuscire, a scuola, al lavoro, socialmente, è alta, cercare una grande felicità duratura può sembrare fuori portata. Il sohwakhaeng propone invece di accontentarsi, con consapevolezza, di piaceri piccoli ma affidabili, che si possono ripetere ogni giorno senza dipendere da grandi eventi o grandi spese.
Sohwakhaeng non è YOLO
È facile confondere il concetto con il più noto YOLO ("you only live once"), ma la differenza è sostanziale. Lo YOLO, nella sua versione più diffusa, spinge a vivere il momento in modo spesso spericolato: un viaggio improvvisato, una spesa sopra le proprie possibilità, un'esperienza rischiosa "perché si vive una volta sola". Il sohwakhaeng, al contrario, non chiede di uscire dalla routine, ma di trovare soddisfazione dentro di essa: un caffè preparato con cura prima di andare al lavoro, un pasto cucinato per sé con calma, un momento di silenzio ritagliato in una giornata piena.
Non a caso, il concetto è entrato anche nella cultura popolare coreana: il film "Little Forest", che segue una giovane donna tornata nel suo paese natale per ritrovare un equilibrio attraverso la cucina, la natura e le amicizie d'infanzia, viene spesso citato come una delle rappresentazioni più riuscite di questa filosofia sullo schermo.
Perché interessa anche chi visita la Corea
Per chi viaggia in Corea del Sud, capire il sohwakhaeng aiuta a leggere meglio certi dettagli della vita quotidiana coreana che altrimenti potrebbero sembrare superficiali: la cura estetica messa in un dolce da caffetteria, la popolarità dei piccoli rituali di benessere personale, l'attenzione a presentare bene anche un pasto semplice. Non è solo una moda passeggera da social network: è una risposta, sentita e reale, alla pressione di una società che corre sempre, ed è probabilmente uno dei concetti coreani più utili da portarsi a casa, ben oltre la fine del viaggio.
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