No Gun Ri: la strage dei profughi coreani del 1950 | LaCorea

No Gun Ri: la strage dei profughi coreani del 1950 | LaCorea

La storia della strage di No Gun Ri, dove nel 1950 centinaia di civili coreani furono uccisi dalle truppe USA, e come visitare oggi il parco della pace

Chi viaggia in Corea del Sud incontra spesso monumenti dedicati alla guerra del 1950-53, ma pochi luoghi raccontano con la stessa intensità il prezzo pagato dai civili quanto No Gun Ri, un piccolo villaggio della provincia del Chungcheongbuk-do, nell'entroterra a circa 150 km a sud-est di Seoul. Qui, tra il 26 e il 29 luglio 1950, centinaia di profughi coreani furono uccisi dalle forze armate statunitensi sotto un doppio sottopasso ferroviario. È uno degli episodi più oscuri, e più a lungo negati, della guerra di Corea.

Il contesto: una guerra iniziata appena un mese prima

Il 25 giugno 1950 l'esercito nordcoreano aveva invaso il Sud, cogliendo di sorpresa le forze sudcoreane e i primi contingenti americani inviati in soccorso. Nelle settimane successive centinaia di migliaia di civili si misero in marcia verso sud per allontanarsi dal fronte. Tra i soldati americani, poco addestrati a gestire ondate di sfollati, si diffuse il timore che tra i profughi si nascondessero infiltrati nordcoreani in abiti civili: una paura che, come emerso decenni più tardi da documenti militari declassificati, portò diversi comandi a ordinare di aprire il fuoco su gruppi di civili che si avvicinavano alle linee.

Tre giorni sotto il ponte

photo credit Amlou2518 - Own work 노근리 쌍굴다리


Il 26 luglio, un gruppo di circa 500-600 abitanti dei villaggi vicini, evacuati su ordine degli stessi soldati americani, venne fermato a un posto di blocco nei pressi di No Gun Ri e fatto salire sui binari della ferrovia. Poco dopo, mentre i profughi riposavano lungo il rilevato, aerei militari li bombardarono e mitragliarono. I superstiti si rifugiarono in un piccolo tunnel a doppia arcata sotto un ponte ferroviario, dove furono raggiunti da un intenso fuoco di mitragliatrici e fucili da parte delle truppe del 7° Cavalleggeri, appostate su entrambi i lati del ponte. Gli scontri, con raffiche più o meno intense, si protrassero per tre giorni, finché nella notte del 29 luglio il reparto americano si ritirò. Le stime sulle vittime variano: la ricostruzione ufficiale sudcoreana del 2005 ha certificato almeno 163 morti o dispersi, mentre i sopravvissuti e la fondazione che oggi gestisce il memoriale parlano di 250-400 morti, in gran parte donne, anziani e bambini.

Un silenzio durato quasi cinquant'anni

Nella Corea del dopoguerra, sotto governi autoritari alleati di Washington, i superstiti non osarono denunciare pubblicamente l'accaduto. Solo dopo il 1960 un ex poliziotto, Chung Eun-yong, che a No Gun Ri aveva perso due figli piccoli, iniziò a presentare petizioni alle autorità coreane e americane. Per oltre trent'anni le richieste di un'indagine furono respinte o ignorate.

L'inchiesta che portò tutto alla luce

La svolta arrivò nel settembre 1999, quando l'agenzia di stampa Associated Press pubblicò un'inchiesta basata sulle testimonianze di decine di superstiti coreani e di veterani americani del 7° Cavalleggeri, insieme a documenti militari declassificati che confermavano l'esistenza di ordini di sparare sui civili in fuga. Il lavoro dei giornalisti Charles Hanley, Sang-hun Choe e Martha Mendoza valse all'AP il Premio Pulitzer per il reportage investigativo nel 2000. Nel gennaio 2001 Stati Uniti e Corea del Sud pubblicarono indagini separate: Washington riconobbe le uccisioni ma le definì una "tragedia inerente alla guerra" più che un atto deliberato, mentre Seoul concluse che probabilmente vi erano stati ordini espliciti di aprire il fuoco. Il presidente Bill Clinton espresse rammarico, ma gli Stati Uniti non presentarono mai scuse formali né un risarcimento diretto alle famiglie, e nessun soldato fu mai processato.

Il Parco della Pace di No Gun Ri, oggi

Sul luogo della strage, nella contea di Yeongdong, la Corea del Sud ha costruito un parco della pace di circa 13 ettari, inaugurato nel 2011 con fondi pubblici. All'interno si trovano il ponte ferroviario originale con i due tunnel, ancora visitabili, una torre commemorativa, un museo che raccoglie testimonianze e documenti, e un centro di educazione alla pace che ospita periodicamente conferenze e campi estivi internazionali. È una tappa che si può facilmente inserire in un itinerario nel Chungcheongbuk-do, una regione dell'entroterra conosciuta anche per le colline vinicole di Yeongdong, molto meno battuta dal turismo rispetto a Seoul o Busan ma ricca di storia del Novecento coreano.

Perché questa storia riguarda anche noi

No Gun Ri viene spesso paragonata, per numero di vittime civili e per la lunga rimozione dalla memoria pubblica, al più noto massacro di My Lai in Vietnam. È anche il soggetto di "Massacre in Korea", un celebre dipinto di Pablo Picasso ispirato proprio a queste uccisioni di civili. Per chi si interessa alla Corea non solo come destinazione di viaggio ma come paese con una storia complessa, No Gun Ri è un tassello importante per capire quanto profondamente la guerra del 1950-53 abbia segnato la società coreana, e quanto tempo, spesso, ci voglia perché certe verità vengano riconosciute.

Immagine in copertina Sgt. Marques - U.S. Department of the Army

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