Corea del Sud: 10 miliardi di alberi piantati dal 1953

Corea del Sud: 10 miliardi di alberi piantati dal 1953

Come la Corea del Sud è passata da montagne spoglie a foreste sul 63% del territorio: numeri, politiche e cosa resta da fare. Scopri dove vederle.

Quando nel 1953 tacciono le armi della guerra di Corea, le montagne del Sud sono quasi nude: sfruttamento coloniale, distruzioni belliche e fame di legna da ardere hanno spogliato colline interi. Le rilevazioni nazionali degli anni Cinquanta e primi Sessanta classificano oltre 4 milioni di ettari, quasi il 58% delle superfici forestali, come degradati o "montagna calva". Oggi le foreste coprono circa il 63% del territorio: una delle riforestazioni più riuscite al mondo, utile da conoscere anche per chi viaggia tra i parchi nazionali coreani.

Com'erano davvero le montagne coreane nel 1953

Il dato che racconta meglio il disastro non è il numero di alberi, ma la massa legnosa in piedi per ettaro. Nel 1953 era di circa 5,7 metri cubi per ettaro: terreni ancora catalogati come forestali, ma praticamente senza legname. Una delle cause era nella vita quotidiana: le case tradizionali si riscaldavano con l'ondol, il sistema a pavimento alimentato in gran parte da biomassa, che metteva sotto pressione boschi già fragili. Non stupisce che nei primi tentativi di rimboschimento il tasso di sopravvivenza delle piantine restasse spesso sotto il 50%.

Come si piantano davvero dieci miliardi di alberi

La svolta arriva con l'istituzionalizzazione: nel 1967 l'ufficio forestale viene riorganizzato nella Korea Forest Service e nel 1973 parte il Primo piano decennale di riabilitazione forestale, strettamente legato al movimento Saemaul (Nuovo Villaggio). La riforestazione viene affidata ai villaggi: manodopera, vigilanza sui boschi locali e produzione di piantine.

Il punto chiave: piantare non basta. Il numero di alberi misura lo sforzo, non il risultato. È la massa legnosa a dire se le piante sono sopravvissute, cresciute e hanno accumulato legno.

I numeri di oggi

Nel 2020 la massa legnosa media sudcoreana ha raggiunto circa 165 metri cubi per ettaro: più di 29 volte il livello del 1953. La copertura forestale è passata da circa il 35% del territorio nel 1955 a circa il 63% attuale. Una valutazione del 2013 stimava i benefici annuali delle foreste — assorbimento di carbonio, regolazione idrica, minore erosione del suolo — in 92 miliardi di dollari, circa il 9% del PIL di allora.

Perché qui ha funzionato e altrove no

Molti Paesi hanno lanciato campagne di piantumazione poi naufragate. Uno studio del 2026 pubblicato su Environmental Management, basato su 9.619 documenti d'archivio, mostra che nemmeno il percorso coreano è stato lineare: i decenni prima del 1973 sono descritti come una fase di tentativi ed errori, seguita da ricerca, pianificazione, monitoraggio e correzioni continue. I tassi di sopravvivenza, spesso sotto il 50% negli anni Cinquanta, superano il 90% alla fine degli anni Settanta.

Cambio di combustibile domestico, partecipazione dei villaggi, controlli, cure post-impianto e monitoraggio sono inseparabili dalla piantumazione stessa. La lezione non è che una singola politica ha funzionato, ma che il sistema ha continuato a correggere i propri errori fino a far sopravvivere gli alberi. Come ha sintetizzato Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma ONU per l'ambiente, dopo una visita nel Paese: «Le montagne erano state disboscate durante la guerra, come la luna. Ora sono rigogliose».

Cosa resta da fare su quelle montagne

Il successo è visibile, ma le foreste coreane affrontano ora un problema diverso: l'età. Secondo la Korea Forest Service, gli alberi con 31 anni o più rappresentano il 77,2% della superficie forestale, effetto del periodo molto concentrato in cui il bosco moderno è stato creato. I ricercatori avvertono che cambiamento climatico e pressione sugli habitat richiederanno una gestione forestale continua per mantenere la biodiversità.

Il pino rosso coreano, simbolo nazionale, è l'allarme più netto: uno studio del Korea National Park Service ha stimato che il 47,8% della superficie a pineta sul monte Seoraksan potrebbe deperire in condizioni ambientali in mutamento, mentre malattia del deperimento del pino, incendi e clima stanno già riducendo la distribuzione della specie. «Il messaggio è che si può riportare indietro la natura», ha detto Andersen. Le colline sudcoreane lo dimostrano; la sfida ora è mantenerle resilienti.

Dove vedere queste foreste durante un viaggio

Il risultato di quella politica si cammina: dalle foreste secolari del Parco Nazionale di Odaesan ai boschi urbani del Seoul Forest, dalla foresta di Jangtaesan ai bambù di Juknokwon. Sono anche il modo più semplice per capire, senza libri di storia, quanto profondamente la Corea del Sud abbia ricostruito se stessa.

Fonti: Korea Forest Service, KDI/K-Developedia, Environmental Management (2026), Korea National Park Service, UNEP.

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