Damyang: bosco di bambù e viale delle metasequoie
Juknokwon, il viale delle metasequoie e il giardino Soswaewon: guida a Damyang con orari, prezzi e come arrivare da Gwangju.
Ci sono posti che si ricordano per quello che si vede. Damyang si ricorda per quello che si sente. Entri a Juknokwon e nel giro di cinquanta metri il rumore della strada sparisce: resta un fruscio continuo, alto sopra la testa, che quando il vento cambia direzione somiglia esattamente a una pioggia leggera. Sono le canne di bambù che si toccano fra loro, decine di migliaia, per centosessantamila metri quadrati di collina.
Damyang è una contea rurale del Jeolla del Sud, una ventina di chilometri a nord di Gwangju. Non ha grattacieli, non ha un aeroporto, non compare quasi mai negli itinerari dei primi viaggi in Corea. Ha del bambù, un viale di alberi che sembra uscito da un film e un giardino del Cinquecento che vale da solo il biglietto del treno.
Juknokwon: il bosco che i coreani usano come medicina
Il parco è stato creato dal comune nel maggio 2003 su un versante già coperto di bambù, e oggi si sviluppa su circa 160.000 metri quadrati attraversati da otto sentieri tematici. Non sono percorsi da escursionisti: il fondo è terra battuta compatta, le pendenze sono dolci, ci sono panchine ovunque e in buona parte del tracciato passano senza problemi un passeggino o una carrozzina.
In Corea Juknokwon viene citato spesso a proposito di sanlimyok, il bagno di foresta. Il bambù rilascia più fitoncidi — i composti volatili che le piante producono per difendersi — rispetto a pini, querce e pioppi, e qui la cosa si traduce in un dettaglio molto concreto: a metà agosto, sotto le canne, la temperatura percepita crolla di diversi gradi rispetto al parcheggio.
Dentro il parco ci sono padiglioni in stile hanok, un belvedere, alcune aree gioco e il Chaesangjang, dove si lavora ancora l'intreccio tradizionale del bambù. Al caffè Chuwoldang si beve il tè di foglie di bambù seduti sul legno, che è il modo più coreano possibile di concludere la passeggiata.
Orari e biglietti
Da marzo a ottobre il parco è aperto dalle 9:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00); da novembre a febbraio dalle 9:00 alle 18:00 (ultimo ingresso alle 17:30). Non chiude mai durante l'anno. Il biglietto costa 3.000 won per gli adulti, 1.500 per i ragazzi e 1.000 per i bambini; sotto i 6 anni e sopra i 65 si entra gratis. L'indirizzo è 119 Jungnogwon-ro, Damyang.
Il viale delle metasequoie: 8,5 chilometri di tunnel verde
A pochi minuti di distanza c'è quella che i coreani votano regolarmente fra le strade più belle del Paese — e nel 2002 il Korea Forest Service lo ha messo nero su bianco. Le metasequoie furono piantate lungo la statale 24 all'inizio degli anni Settanta: oltre 1.300 alberi su 8,5 chilometri, oggi talmente alti che le chiome si chiudono sopra l'asfalto.
Il tratto più fotografato è stato chiuso al traffico e trasformato in passeggiata: si entra con un biglietto da 2.000 won (1.000 per i ragazzi, 700 per i bambini) e ci sono galleria, caffè e parcheggio. Apertura dalle 9:00 alle 19:00 da maggio ad agosto, fino alle 18:00 nel resto dell'anno.
In estate è un tunnel verde compatto. A fine ottobre le metasequoie virano su un arancione ruggine che con la luce bassa del pomeriggio diventa quasi irreale: se dovete scegliere un momento per venire, è quello.
Gwanbangjerim: una foresta costruita dall'uomo tre secoli fa
Lungo il torrente Damyangcheon corre per circa due chilometri una fascia di alberi che sembra spontanea e invece non lo è: Gwanbangjerim venne piantata per trattenere gli argini durante le piene. Muku, zelkove, bagolari e ciliegi, molti dei quali hanno fra i 200 e i 300 anni. È Monumento Naturale e il servizio forestale coreano l'ha eletta fra le foreste più belle del Paese. Si entra gratis, dalle 9:00 alle 19:00 in estate e fino alle 18:00 in inverno.
È anche il posto giusto per mangiare: sul lato del torrente si concentrano i ristoranti di daetongbap, il riso cotto dentro un segmento di bambù, che arriva al tavolo ancora dentro la canna e profuma di legno verde.
Soswaewon, il giardino di chi aveva smesso di credere nella politica
Nel 1519 una purga di corte travolse il riformatore Jo Gwang-jo, che finì in esilio e poi giustiziato. Un suo allievo, Yang San-bo, lasciò la carriera pubblica, tornò a Damyang e fra la fine degli anni Venti e la metà degli anni Trenta del Cinquecento costruì Soswaewon.
Non è un giardino nel senso europeo: nessuna simmetria, nessuna potatura che imponga una forma. L'acqua della valle passa sotto il muro di cinta, scende a cascatella e riempie una vasca, e i padiglioni sono appoggiati al pendio dove già stava. Jewoldang, la casa del padrone, significa «luna chiara dopo la pioggia»; Gwangpunggak, dove si ospitavano gli amici, «sole limpido e vento fresco dopo la pioggia».
Le invasioni giapponesi di fine Cinquecento danneggiarono le strutture, ricostruite poi dai discendenti; una mappa incisa su legno del 1755 ci dice com'era in origine. Per tre secoli è stato il salotto buono degli intellettuali del Jeolla: qui si scriveva, si discuteva e si beveva tè guardando l acqua. Ci vogliono quaranta minuti per visitarlo. Vale la pena prendersene il doppio.
Come arrivare e come organizzare la giornata
La porta d'ingresso è Gwangju. Da Seoul si arriva alla stazione di Gwangju Songjeong con i treni ad alta velocità in poco meno di due ore; da lì la metropolitana o un taxi portano al terminal degli autobus U-Square, dove partono corse frequenti per Damyang (una ventina di minuti). In alternativa, dal centro di Gwangju ci sono autobus urbani diretti verso il viale delle metasequoie.
I quattro luoghi stanno in un raggio di pochi chilometri: una giornata piena basta, a patto di non fermarsi troppo a lungo al primo. L ordine che funziona meglio è Juknokwon la mattina presto (luce radente fra le canne, zero folla), Gwanbangjerim e il pranzo con il riso al bambù, il viale delle metasequoie nel pomeriggio, Soswaewon per ultimo, quando il sole scende dietro la valle.
Chi ha due giorni fa bene a dormire a Gwangju e abbinare Damyang a un'altra tappa del Jeolla del Sud: le piantagioni di tè di Boseong e la palude di canne di Suncheon sono nella stessa provincia e hanno lo stesso passo lento. Tutte le nostre guide sulla regione stanno nella categoria Jeollanam-do.
🌿 Organizza la tua base a Gwangju
Damyang si visita in giornata partendo da Gwangju: dormi in centro, prendi il treno veloce da Seoul e lascia libera la giornata per il bambù.
Per la tratta Seoul–Gwangju conviene comprare il biglietto del treno in anticipo: nei weekend d'autunno i posti sui convogli del mattino finiscono in fretta, e arrivare a Damyang dopo le undici significa trovare Juknokwon già pieno.
Un'ultima cosa, che nessuna guida scrive: portatevi via cinque minuti di silenzio dentro il bosco, senza telefono. Il rumore del bambù non si registra bene, e non c'è video che renda l idea di quanto sia alto sopra la testa.
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