Focus Corea al Job Film Days 2026: 4 film coreani a Torino

Focus Corea al Job Film Days 2026: 4 film coreani a Torino

Dal 6 all'11 ottobre il Job Film Days di Torino dedica una sezione al cinema coreano del lavoro: quattro film, sedi, date e biglietti.

C'è una cosa che il cinema coreano sa fare meglio di quasi tutti: mettere in scena il lavoro. Non il lavoro come sfondo, ma il lavoro come trama — il colloquio andato male, il mutuo che non si chiude, il collega che diventa concorrente. Dal 6 all'11 ottobre 2026 Torino ci dedica un'intera sezione, dentro la settima edizione del Job Film Days, il festival che da sette anni racconta i diritti di chi lavora.

Si chiama Focus Corea del Sud, è fuori concorso e mette insieme quattro film che in Italia si vedono raramente su grande schermo. Se abiti in Piemonte o hai un weekend libero, è probabilmente l'occasione migliore dell'autunno per vedere del cinema coreano contemporaneo in sala, sottotitolato, con il pubblico intorno.

Sala cinematografica con il pubblico davanti allo schermo

Quattro film, quattro modi di raccontare il lavoro coreano

Il pezzo grosso è No Other Choice (어쩔수가없다) di Park Chan-wook (박찬욱). Presentato in concorso alla Mostra di Venezia nell'agosto 2025 e uscito in Corea il mese dopo, è la storia di un esperto dell'industria della carta che perde il posto e, non riuscendo a rientrare nel suo settore, comincia a togliere di mezzo i concorrenti uno per uno. Sulla carta è un noir; in sala è una commedia nerissima sul terrore di scivolare dal ceto medio. In scena ci sono Lee Byung-hun (이병헌), Son Ye-jin (손예진), Lee Sung-min (이성민) e Cha Seung-won (차승원). Il soggetto arriva da lontano: The Ax, romanzo del 1997 dell'americano Donald Westlake. Le proiezioni del festival partono da questo titolo, il 29 settembre, prima ancora dell'apertura ufficiale.

Poi c'è Because I Hate Korea (한국이 싫어서) di Jang Kun-jae (장건재), tratto dal romanzo omonimo di Chang Kang-myoung (장강명). La protagonista, Gye-na, ha poco meno di trent'anni e una sera decide di mollare tutto — lavoro, famiglia, fidanzato — e trasferirsi in Nuova Zelanda. Il titolo è provocatorio ma il film non lo è: è il ritratto paziente di una generazione che se ne va non per rabbia, ma per stanchezza. Ha aperto il Busan International Film Festival nel 2023, con Go Ah-sung (고아성) nel ruolo principale.

Il più recente è Halo (후광), esordio alla regia di Roh Young-wan (노영완), passato al Tokyo International Film Festival nel 2025. Min-jun consegna pacchi e sogna di fare il regista; tra un furgone da riparare e una famiglia da mantenere, il sogno si allontana un centimetro al giorno. È il film più duro dei quattro e il più vicino a un'esperienza che in Italia conosciamo bene: la gig economy vista dal sedile di un mezzo di consegna. Protagonista Choi Gang-hyun (최강현).

Chiude il quartetto Citizen of a Kind (시민덕희) di Park Young-ju (박영주), premio per la sceneggiatura al Far East Film Festival di Udine nel 2024. Deok-hee gestisce una lavanderia, viene truffata al telefono e — invece di rassegnarsi — vola a Qingdao per andare a prendersi il truffatore. È tratto da una storia vera: nel 2016 una lavandaia coreana, Kim Seong-ja, contribuì davvero all'arresto di un boss dopo che uno dei suoi uomini le aveva chiesto aiuto. Ra Mi-ran (라미란) la interpreta senza una sbavatura eroica, ed è esattamente per questo che funziona.

Perché la Corea, e perché adesso

La motivazione della direzione del festival è netta: il cinema sudcoreano è considerato un osservatore particolarmente lucido delle disuguaglianze, della competizione sociale e delle trasformazioni del capitalismo contemporaneo. Detto così suona da catalogo, ma basta guardare la lista per capire cosa intendono. Un disoccupato di mezza età, una ventenne che emigra, un rider, una piccola imprenditrice truffata: sono quattro caselle della stessa tabella.

Ed è un discorso che parla anche a noi. Il dibattito italiano su precariato, consegne a domicilio e lavoro povero trova in questi film una versione traslata di poche migliaia di chilometri — stesse dinamiche, grammatica diversa. Non è un caso che un festival sui diritti del lavoro abbia scelto Seul e non, per dire, Los Angeles.

Veduta dall'alto di Torino

Date, sedi e biglietti

Il festival si tiene dal 6 all'11 ottobre 2026, diretto da Annalisa Lantermo, ed è distribuito su una quindicina di sedi torinesi: il quartier generale è il Cinema Massimo, ma si usano anche il Cinema Romano e il Cinema Fratelli Marx. In cartellone ci sono 57 film da 30 paesi, con due anteprime mondiali e venti anteprime italiane.

L'apertura è il 6 ottobre alle 20:30 al Massimo con La guerre des prix di Anthony Déchaux; la chiusura l'11 ottobre alle 15:00 con Ulysse di Laetitia Masson. Fuori dal Focus Corea vale la pena segnalare la masterclass di Fabrizio Gifuni sabato 10 ottobre e l'omaggio a Frederick Wiseman.

I biglietti si comprano online dal 1° ottobre su cinemamassimo.it e su romano.cctorino.18tickets.it. Alcune proiezioni sono a ingresso libero: conviene controllare il programma definitivo su jobfilmdays.org, dove vengono pubblicati orari e sale titolo per titolo. Gli orari dei quattro film coreani non erano ancora tutti fissati alla presentazione dell'edizione, quindi è il posto giusto dove guardare prima di prendere il treno.

Se a Torino non ci arrivi

Una consolazione c'è, ed è consistente: No Other Choice in Italia è già passato su Sky Cinema e resta disponibile su NOW e on demand dal maggio 2026, in una finestra che comprende anche buona parte del catalogo di Park Chan-wook — dalla trilogia della vendetta a Decision to Leave. Non è la stessa cosa di una sala piena, ma per capire di cosa parliamo basta e avanza.

Gli altri tre titoli, invece, in Italia non hanno una distribuzione stabile, ed è proprio questo che rende il Focus interessante: Halo e Because I Hate Korea difficilmente ricapiteranno a portata di biglietto ferroviario. Se il cinema coreano vi interessa oltre i titoli che arrivano su Netflix, questa è la settimana.

Per chi vuole allargare, sul sito trovate anche la nostra guida ai K-drama in arrivo nel 2027, un giro tra i cinema indipendenti di Seoul e la mostra coreana gratuita aperta a Roma fino a dicembre, il «pungryu» all'Istituto Culturale Coreano. Tutti gli appuntamenti coreani in Italia li raccogliamo nella categoria Corea in Italia.

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