Gwangju: fori di proiettili, storia della rivolta

A Gwangju un palazzo porta ancora 245 fori di proiettile sparati da un elicottero militare nel 1980. Storia della rivolta democratica e cosa vedere oggi
Nel cuore di Gwangju, città del sud-ovest della Corea del Sud, si trova un edificio che a prima vista sembra un normale palazzo d'uffici anni Sessanta. Si chiama Jeonil Building 245, e quel numero nel nome non è casuale: indica i 245 segni di proiettile ritrovati sulla struttura durante i lavori di restauro, sparati da un elicottero militare il 27 maggio 1980. È uno dei luoghi-simbolo della rivolta di Gwangju, uno degli episodi più violenti e più a lungo negati della storia coreana contemporanea.

Cosa successe davvero: raffiche di mitra da un elicottero nella redazione di un giornale
Nel maggio 1980 Gwangju fu teatro di una rivolta popolare contro il governo militare, repressa dall'esercito con una violenza che lasciò ufficialmente circa 200 morti, (ne parliamo in dettaglio nel nostro articolo "Il massacro di Gwangju" qui) anche se le stime indipendenti parlano di numeri più alti. Per anni testimoni oculari, giornalisti e religiosi raccontarono di elicotteri militari che avevano sparato su civili disarmati nei giorni della protesta, in particolare il 21 e il 27 maggio. Per decenni queste testimonianze furono respinte dai vertici militari, incluso l'ex presidente Chun Doo-hwan, che arrivò a definire "bugiardo" un pastore che aveva visto la scena con i suoi occhi. Nelle foto scattate sul posto da lacorea.it nel 2025, potete vedere i fori dei proiettili lasciati appositamente ed imperitura memoria.
La svolta arrivò solo nel 2017, quando il Servizio forense nazionale coreano confermò che i segni sul decimo piano del Jeonil Building erano compatibili con colpi di mitragliatrice sparati da un elicottero UH-1H, oltre alla possibilità di raffiche di Vulcan da elicotteri Cobra AH-1J. Testimonianze di ex piloti militari e il ritrovamento di bossoli confermarono quanto i cittadini di Gwangju denunciavano da quasi quarant'anni. Lo scandalo è che fino al 2015 alti funzionari oramai in pensione continuavano a negare l'evidenza dei fatti e riscontri storici.
Il contesto storico della rivolta
Per capire cosa portò a quei giorni di sangue bisogna tornare all'ottobre 1979, quando il presidente Park Chung-hee, al potere da quasi vent'anni, fu assassinato dal capo dei suoi stessi servizi segreti. Nel vuoto di potere che seguì, il generale Chun Doo-hwan prese il controllo del paese con un colpo di stato nel dicembre 1979, estendendo poi la legge marziale a tutto il territorio il 17 maggio 1980 e chiudendo università, partiti e giornali.
Il giorno dopo, il 18 maggio, gli studenti dell'università di Gwangju scesero in strada per protestare contro la chiusura del loro campus e contro l'arresto di leader dell'opposizione, tra cui Kim Dae-jung, (per approfondire, leggi "Chi era Kim Dae-Jung, il leader più influente della Corea del Sud") originario proprio della regione Jeolla. La reazione dei paracadutisti inviati a disperdere il corteo fu sproporzionata fin dal primo giorno, e questo trasformò una protesta studentesca in una sollevazione di massa: nel giro di poche ore l'intera città si mobilitò, arrivando a formare anche milizie civili armate che per alcuni giorni riuscirono a respingere l'esercito e a controllare il centro città, con quartier generale nel palazzo del governo provinciale del Jeolla Meridionale.
La risposta dello stato arrivò il 27 maggio, quando le truppe rioccuparono il centro di Gwangju in un'operazione notturna che si concluse con l'ultima strage, proprio davanti e dentro l'edificio della provincia, a pochi passi dal Jeonil Building.

Un'eredità che la Corea non ha voluto dimenticare

Dopo la caduta della dittatura militare e la democratizzazione del paese nel 1987, la rivolta di Gwangju venne progressivamente riconosciuta come un momento fondativo della democrazia sudcoreana. Dal 1997 il 18 maggio è una data di commemorazione nazionale, e l'area dell'ex palazzo provinciale è oggi parte dell'Asia Culture Center, un grande complesso culturale che ha conservato alcune delle strutture originali come memoriale. Leggi scandalo Sturbucks Corea Tank Day. Clicca
Il Jeonil Building, invece, rischiò per anni la demolizione, salvato solo dalla mobilitazione civica legata al fatto che porta ancora i segni fisici di quella notte. Dopo un restauro completato nel 2020, in tempo per il quarantesimo anniversario della rivolta, è diventato un centro culturale con biblioteca, spazi espositivi e una terrazza panoramica sulla città, ma soprattutto ospita al decimo piano un piccolo memoriale che racconta nel dettaglio quei giorni, con la colonna crivellata di proiettili lasciata visibile e intatta.
Perché bisogna visitarlo

Jeonil Building di Gwangju: cenni storici
Il Jeonil Building di Gwangju è un edificio simbolo della città, situato nel centro storico, vicino al Geumnam-ro (금남로). La sua storia è strettamente legata al Movimento di Democratizzazione di Gwangju (18 Maggio 1980).
1. Costruzione e primi anni (anni '60)
L'edificio venne costruito negli anni '60 come un moderno edificio commerciale e amministrativo. Per diversi decenni ospitò uffici, negozi e attività commerciali, diventando un punto di riferimento nel cuore di Gwangju.
2. Il ruolo durante il 18 Maggio 1980 (il "Massacro di Gwangju")
Durante il Movimento di Democratizzazione di Gwangju, l'edificio divenne un luogo chiave:
Quartier generale dei manifestanti: Gli studenti e i cittadini che protestavano contro il regime militare di Chun Doo-hwan utilizzarono l'edificio come rifugio e punto di coordinamento.
Battaglia di Geumnam-ro: L'edificio si trova proprio su Geumnam-ro, la via principale dove si svolsero gli scontri più violenti tra i manifestanti e le forze militari. Dai suoi piani alti, i manifestanti osservavano i movimenti dell'esercito e organizzavano la resistenza.
Simbolo di resistenza: Dopo il violento intervento dell'esercito, l'edificio divenne un simbolo della lotta per la democrazia. Molti feriti vennero soccorsi all'interno e che l'edificio fu testimone di momenti drammatici della rivolta.
3. Dopo il 1980
Negli anni successivi, l'edificio continuò a essere utilizzato come spazio commerciale e amministrativo, ma rimase sempre un luogo carico di significato storico per i cittadini di Gwangju.
4. Oggi: il Jeonil Building come museo
Il Jeonil Building è stato recentemente ristrutturato e trasformato in un museo dedicato alla memoria del 18 Maggio e alla storia della democratizzazione in Corea. Oggi ospita:
Mostre permanenti sulla rivolta di Gwangju
Documenti, fotografie e video dell'epoca
Spazi interattivi per raccontare la storia della lotta per la democrazia
Un punto di osservazione (spesso il tetto o i piani alti) che offre una vista simbolica su Geumnam-ro


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