Addio a Jeon Gyeong-cheol, il Peter Pan Dad coreano

La storia di Jeon Gyeong-cheol, il padre che ha dedicato la vita al figlio disabile, evidenzia le carenze del sistema di welfare per adulti in Corea del Sud.
In Corea del Sud lo conoscevano tutti come il 'Papà Peter Pan'. Jeon Gyeong-cheol è scomparso sabato scorso a 64 anni, dopo una battaglia contro un tumore al fegato all'ultimo stadio. La sua non è stata solo la storia di una malattia, ma il racconto pubblico di un'ansia che accomuna migliaia di genitori coreani: cosa succederà ai figli con gravi disabilità quando i genitori non ci saranno più?
Jeon ha passato gli ultimi vent'anni a prendersi cura da solo di suo figlio, oggi ventisettenne. Nonostante l'età adulta, il ragazzo vive con una forma grave di autismo che lo rende, a livello cognitivo e di autonomia, simile a un bambino di due o tre anni. Per questo motivo, Jeon ha dedicato le sue ultime energie a documentare la ricerca di una struttura o di una soluzione abitativa dignitosa, diventando un simbolo nazionale.
Una vita dedicata all'assistenza solitaria
La realtà delle famiglie con figli disabili in Corea del Sud è spesso segnata da un isolamento profondo. Jeon era il 'caregiver' unico di suo figlio, un compito che in Corea ricade quasi interamente sulle spalle dei familiari stretti a causa di un sistema di assistenza pubblica che fatica a coprire le necessità h24. Per oltre due decenni, ha gestito ogni aspetto della vita quotidiana del ragazzo, dai pasti all'igiene, fino alla gestione delle crisi comportamentali.
Il soprannome 'Peter Pan Dad' era nato proprio dalla condizione del figlio: un uomo nel corpo di un adulto che, però, non sarebbe mai cresciuto mentalmente. Questa definizione ha colpito l'opinione pubblica coreana, mettendo in luce il paradosso di un Paese tecnologicamente avanzatissimo ma ancora carente nel supporto sociale per chi non è produttivo secondo i canoni tradizionali della società di Seoul.
Il problema del 'dopo di noi' in Corea del Sud
In Corea, il costo della vita è alto e le strutture residenziali pubbliche per disabili adulti hanno liste d'attesa lunghissime. Spesso, le famiglie devono ricorrere a centri privati che possono costare tra i 2 e i 4 milioni di won al mese (circa 1.400-2.800 euro), cifre insostenibili per un genitore singolo o per chi ha dovuto abbandonare il lavoro per prestare assistenza.
Jeon Gyeong-cheol ha usato i suoi ultimi anni per sollevare il velo su questa situazione. La sua paura non era la morte in sé, ma il vuoto istituzionale che avrebbe inghiottito suo figlio. In Corea del Sud, infatti, mancano reti di protezione comunitarie diffuse: se viene a mancare il tutore legale (solitamente il genitore), il rischio per il disabile è quello di finire in grandi istituti psichiatrici o centri di accoglienza sovraffollati, lontano dalla propria comunità.
L'ultimo desiderio: una cerimonia sobria
Coerentemente con la sua vita modesta e dedicata al figlio, Jeon ha lasciato disposizioni precise per il suo funerale. Non ci sarà una camera ardente pubblica né una veglia formale, usanze che in Corea del Sud (chiamate 'binso') sono solitamente molto sentite e possono durare diversi giorni. La notizia è stata confermata da Jeong Yu-jin, attivista per i diritti dei disabili, che ha seguito da vicino la vicenda.
Questa scelta riflette anche una critica silenziosa: Jeon non voleva cerimonie sfarzose, ma fatti concreti per le persone che restano. La sua scomparsa lascia ora aperto il quesito su chi si prenderà cura del figlio. Attualmente il ragazzo si trova in ospedale, ma la sua sistemazione a lungo termine rimane un'incognita che le associazioni locali stanno cercando di risolvere, per onorare la memoria di un padre che non ha mai smesso di lottare.
Funerali e riti funebri in Corea del Sud
Cosa cambia per le politiche sociali coreane
La storia del 'Papà Peter Pan' ha spinto il governo coreano e le amministrazioni locali a discutere più seriamente della legge sul supporto alle persone con disabilità dello sviluppo. Il problema principale resta la mancanza di alloggi assistiti integrati nel tessuto urbano. A Seoul e nelle altre grandi città, i residenti spesso si oppongono alla costruzione di queste strutture vicino alle proprie case, temendo un calo dei prezzi immobiliari.
L'eredità di Jeon Gyeong-cheol è proprio questa: aver mostrato il volto umano dietro i dati statistici. La sua lotta ha reso evidente che la dignità di un figlio disabile non può dipendere esclusivamente dalla salute e dalla sopravvivenza dei suoi genitori. Per i lettori italiani, questa vicenda ricorda sfide simili, ma con l'aggravante di una cultura coreana estremamente competitiva dove la disabilità è ancora, purtroppo, vissuta da molti come un peso privato invece che come una responsabilità collettiva.
in copertina: Jeon Gyeong-cheol visto da lacorea.it
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