Anche gli ultimi inquilini del Gwangcheon Citizen Apartment si sono trasferiti
lacorea.it, Seoul – Una mattina di fine marzo, un furgone carico di scatoloni si ferma davanti all’Appartamento Gwangcheon, a Gwangju. A bordo ci sono So Young-doo, 70 anni, e sua moglie Cho Sung-ja, 60, gli ultimi residenti di questo complesso costruito nel 1970. Con il loro trasloco, un pezzo di storia della città si chiude, ma non svanisce nel dimenticatoio.
Tutti i vicini se ne erano andati già da un anno o due, ma per So e sua moglie lasciare quell’appartamento non è stato facile. «Era più di una semplice casa», racconta So con voce commossa. Qui hanno vissuto i suoi genitori, i fratelli, sette persone in totale. Poi, con gli anni, la famiglia si è dispersa, ma i ricordi sono rimasti tra quelle mura.
L’Appartamento Gwangcheon non è stato solo una residenza, ma anche un simbolo. Negli anni ’80, qui si trovava la “Deulbul Night School”, la prima scuola serale per lavoratori di Gwangju. «Sapere che la nostra casa era la culla dell’educazione civica democratica ci riempiva di orgoglio», dice So, che durante il Movimento per la Democrazia del 18 maggio fu torturato per sei mesi dall’esercito, riportando danni permanenti. Leggi il nostro articolo sui moti di Gwangju qui
Nel 2023 è partito un progetto di riqualificazione dell’area, ma anziché demolire tutto, le autorità hanno deciso di preservare l’edificio “Na”, trasformandolo in un museo. «Siamo fortunati a trasferirci a soli 200 metri di distanza», confessa So. «Torneremo spesso a visitare questo posto, che ha segnato le nostre vite».
Al loro addio hanno partecipato decine di persone: il capo del distretto Kim Yi-kang, membri del comitato residenti e volontari. «Faremo in modo che questo luogo, così caro alla memoria collettiva, sia preservato con cura», promette Kim.
Per So e Cho, una nuova casa li attende, ma il cuore resterà per sempre tra le mura dell’Appartamento Gwangcheon.